Educare

Continuando la serie di articoli sul tema “non sono calcio”, oggi pubblichiamo alcune riflessioni liberamente estratte dal sito La mente è meravigliosa e più precisamente dall’articolo al link https://lamenteemeravigliosa.it/la-punizione-utile-o-dannosa/

La punizione è utile per educare? Quali conseguenze porta con sé?

La punizione è un metodo molto presente nella nostra società. Si va dal portare via il giocattolo al bambino quando si comporta male alla multa all’adulto che commette un’infrazione. Consideriamo la punizione come un modo per ridurre o eliminare i comportamenti indesiderati.

Si sente ancora dire spesso che “un ceffone dato al momento giusto non ha mai fatto male a nessuno”. Resta chiaro che l’educazione è un argomento serio e non si può ridurre a un’esperienza concreta o alle opinioni personali. Un’affermazione come quella appena citata ci allontana dal criterio scientifico su cui si deve fondare ogni metodo pedagogico.

Per capire l’utilità e le implicazioni della punizione nell’educazione, tendiamo a concentrarci su dati empirici. Ciò nonostante, è importante ricordare che un punto di vista personale ci può portare a interpretazioni sbagliate; al contrario, i dati offerti dalle ricerche sulla punizione e le sue conseguenze ci offrono informazioni più utili. Vediamoli.

Il principio di premio e punizione nell’educazione

Prima di parlare dell’utilità e delle conseguenze della punizione in campo educativo, è essenziale capire su quale principio si regge. Perché punire una persona ci permette di ridurre un comportamento indesiderato?

La teoria del condizionamento operante ci dice, a grandi linee, che quando un comportamento viene rinforzato, aumentano le probabilità che si ripeta. In altre parole, se una nostra azione riceve una reazione positiva, tendiamo a ripetere il comportamento in futuro.

Nel castigo avviene il contrario. Quando il comportamento viene punito, diminuiscono le probabilità che si ripeta. Le evidenze a favore del comportamento operante sono numerose e la teoria è ampiamente dimostrata, sia con l’essere umano che con gli animali.

Un aspetto chiave per capire l’effetto del premio o della punizione è la loro natura. Quando premiamo o puniamo, stiamo modificando il comportamento del soggetto (che si aspetta il premio o la punizione). Il soggetto, cioè, agisce in base a una motivazione estrinseca o esterna.

Quando la motivazione è estrinseca, quindi, il comportamento si mantiene solo se viene mantenuto il castigo o il premio. È importante capire che il condizionamento operante è una forma di apprendimento associativo; l’individuo non capisce perché il suo comportamento è giudicato “buono” o “cattivo”. Quello che sa è che a un determinato comportamento segue una conseguenza.

Educare un essere umano non significa modellarlo in base alle nostre esigenze; si cerca, invece, di svilupparne il potenziale intellettivo e la visione critica. Questo è lo scopo educativo ed è il principio che deve guidare la nostra analisi.

Il comportamento viene modificato, ma è condizionato dall’esistenza del castigo. Come abbiamo detto, il comportamento si mantiene solo perché esiste la minaccia. Se scompare la punizione, ricompare il comportamento negativo. Questo dimostra che non avviene un apprendimento profondo sul significato di ciò che è bene e ciò che è male, ma solo un apprendimento associativo.

Se al bambino non viene offerto un comportamento alternativo al proprio, non è detto che sia in grado di trovarlo in modo autonomo. In questo caso si blocca. Un esempio può essere il bambino che si sforza di calciare la palla col piede sinistro, ma si arrende prima di riuscirci. Questo modo di agire può portare il bambino ad accettare la punizione e a considerarsi incapace di agire “in modo corretto”. Lo sviluppo di questo atteggiamento incide negativamente sulla sua autostima.

Quando la punizione è la violenza (fisica o psicologica), le conseguenze non sono indifferenti. Gli esseri umani apprendono in buona misura imitando e vivendo in un certo contesto sociale. Se il nostro ambiente risolve i problemi con la violenza, impareremo a rispondere nello stesso modo e ad accettarne le conseguenze emotive.

La punizione viene associata alla persona e non al comportamento. In molte occasioni, quando il soggetto non capisce perché il proprio comportamento sia negativo, associa la colpa alla persona che infligge la punizione. Comincerà a pensare che si tratti di un atto arbitrario, cattivo o egoista della persona che gliela infligge. In questo caso, non si tende a ridurre la frequenza della condotta, ma a evitare la punizione.

Educare è un compito complesso e ricco di sfumature. Punire può sembrare una soluzione veloce, ma è molto superficiale e, talvolta, pericolosa. Sebbene non si possa far passare un comportamento negativo, educare ai valori è qualcosa di più sofisticato.

La buona educazione si fonda su uno stile educativo democratico, critico e basato sulla discussione. Se il bambino si comporta male, ha diritto di sapere perché, le possibili alternative e come risolvere il problema che ne è sorto.

Educare è una questione seria da cui dipende gran parte della nostra vita futura. Attraverso la ricerca e la correzione delle nostre azioni, possiamo indirizzarci verso il metodo più giusto.

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